B&B San Nicola via del Popolo, 38 62029 Tolentino (MC) Tel.+39 337 644767
Home    Dove Siamo    Camere    Prezzi    Offerte    Prenota    Servizi    Da Visitare    Bikers    Gallery
 
Da Visitare
Tolentino

La Basilica di San Nicola a Tolentino

Basilica di San Nicola da Tolentino

La basilica, in origine intitolata a San Giorgio, venne costruita fra ilXIII secolo ed il XIV secolo per poi essere completata ed arricchita nei secoli successivi.
Nel 1476 venne dedicata a San Nicola da Tolentino che era stato ospitato per circa trenta anni nell'annesso convento, morendovi nel 1305.
Nel XVIII secolo venne portata a termine la facciata mentre nel 1783 è stata elevata a Basilica minore.
Nel 1932 venne costruita la cripta dove è stato posto il corpo del santo, rinvenuto nel 1926.
La facciata della basilica, in origine a capanna, venne portata a compimento a partire dal XV secolo quando venne realizzato il portale ad opera di Nanni di Bartolo. Quest'ultimo elemento architettonico è in stile gotico fiorito e le iscrizioni ai lati danno notizie circa il committente, il condottiero locale Nicolò Maurizi. Incastonati nei pilastri del portale sono siti tre bassorilievi per lato che raffigurano dei Santi. Nella lunetta invece sono tre sculture raffiguranti, da sinistra, Sant'Agostino, la Madonna col Bambino e San Nicola da Tolentino; al di sopra, sormonta la lunetta, il gruppo di San Giorgio e il Drago, che riporta all'antica denominazione della Basilica.
Il primo ordine della facciata in stile manierista è su progetto di Florindo Orlando ed è in travertino. Nel 1757 ad opera di Giovanni Andrea Ascani venne portato a compimento il secondo ordine.
Lungo il fianco della basilica sono visibili tracce murarie della struttura antica con caratteristici archetti pensili. Il campanile, tardo gotico, risultava essere esistente nel 1492. Nel 1519 ne venne rifatto il tetto a seguito dei danni riportati per un fulmine. Gli ultimi ordini sono però frutto di un restauro settecentesco.
Sul lato sud si apre il chiostro agostiniano, di origini trecentesche e molto alterato nei secoli in base alla crescita del monastero. Soprattutto nel XVII secolo il chiostro venne ristretto per la costruzione di nuove celle per i monaci e delle cappelle laterali della chiesa. Le gallerie del chiostro presentano su tutte le pareti scenografici affreschi barocchi raffiguranti le Storie di San Nicola, eseguiti tra il 1690 e il 1695 da Giovanni Anastasi e Agostino Orsoni.

Fonte wikipedia
 


San Nicola da Tolentino - Biografia

Il Santo

Nacque nel 1245 a Sant'Angelo in Pontano (vicino Macerata) nella Diocesi di Fermo. I suoi genitori, i cui nomi potrebbero essere Compagnone de Guarutti e Amata de Guidiani (ma i cognomi potrebbero semplicemente indicare i loro luoghi di nascita e forse la famiglia era quella dei Compagnoni), erano gente pia. La leggenda della sua vita rappresentata da un ignoto pittore giottesco detto Maestro della Cappella di San Nicola, narra come i suoi genitori, ormai anziani, si fossero recati a Bari su consiglio di un angelo in pellegrinaggio alla tomba di san Nicola di Bari, per avere la grazia di un figlio. Ritornati a Sant'Angelo ebbero il figlio desiderato e, ritenendo di aver ricevuto la grazia richiesta, lo chiamarono Nicola. La leggenda narra ancora che il concepimento sia avvenuto nella limitrofa città di Modugno, di cui oggi il santo ne è il patrono.
Il giovane Nicola entrò nell'Ordine degli Eremitani di Sant'Agostino.
Si distinse a tal punto nei suoi studi che, prima che essi fossero compiuti, venne fatto canonico della chiesa di San Salvatore. Ascoltando una predica di un eremita agostiniano sulla frase latina Nolite diligere mundum, nec ea quae sunt in mundo, quia mundus transit et concupiscenzia ejus ("non amate il mondo, né le cose che sono del mondo, perché il mondo passa e passa la sua concupiscenza"), avvertì la chiamata alla vita religiosa. Implorò allora l'eremita di ammetterlo nel proprio ordine, e i suoi genitori acconsentirono con gioia.
Già prima della sua ordinazione venne mandato in diversi monasteri dell'ordine: Fermo, San Ginesio, Recanati, Macerata e altri, e i biografi mettono in evidenza che fu un modello di generoso impegno verso la perfezione.
Fece i voti solenni a meno di diciannove anni.
Nel 1269 fu ordinato sacerdote da Benvenuto Scotivoli.
Dopo la sua ordinazione, predicò soprattutto a Tolentino, dove fu trasferito intorno al 1275. Nel convento di Sant'Agostino di Tolentino rimase fino alla sua morte nel 1305.
Trascorse gli ultimi 30 anni della sua vita, predicando quasi ogni giorno. Sebbene negli ultimi anni la malattia mise alla prova la sua sopportazione, continuò le sue mortificazioni quasi fino al momento della morte. I devoti ne ricordano la mitezza, l'ingenua semplicità e la dedizione per la verginità, che non tradì mai, custodendola con la preghiera e la mortificazione.

Fonte wikipedia

 

Chiesa di Santa Maria Nuova - Madonna della Tempesta
Chiesa di Santa Maria della Tempesta

Antiche testimonianze affermano che la chiesa attuale, denominata originariamente Pieve di santa Maria, sia stata edificata sopra i resti di un tempio romano. Ciò testimonierebbe l’antichità della chiesa e la denominazione di “pieve”. Fu cattedrale dal 1586, quando Sisto V concesse a Tolentino il titolo di Città e vi istituì la Diocesi, fino al 1653, anno in cui, per lavori di restauro e consolidamento, la cattedrale venne trasferita nella chiesa di San Francesco. Nel 1766, riconsacrata dal vescovo Peruzzini, prese il nome di Santa Maria Nuova. Sull’altare maggiore una nicchia con cornice in legno dorato racchiude l’immagine lignea della Madonna in trono col Bambino, popolarmente chiamata Madonna della Tempesta poiché invocata in occasione di calamità naturali. La statua, databile al tardo Trecento, è scolpita in legno, ricoperto da un leggero intonaco di gesso policromo. La sua antichità e il pregio artistico derivante dalla raffinata compostezza ieratica dell’immagine e dalla sinteticità dei volumi pongono l’opera tra gli esemplari più interessanti della scultura marchigiana. Per interessamento del vescovo Strambi, il 17 maggio 1814 questa immagine fu incoronata da Pio VII che ritornava a Roma dall’esilio francese.

Fonte: Semmoloni - dal progetto Viandando Tolentino

Terme di Santa Lucia  - Tolentino
Poste su un colle a 450 m slm, circondate da un bosco secolare, dotate di zone di riposo e parco giochi per bambini
sono in funzione dal 1937.

Le terme sono convenzionate con il SSN per le seguenti cure:
Inalatorie, Idropiniche, Sordità Rinogena, Balneoterapia, (sono attivi e convenzionati anche, ambulatori di Medicina dello Sport e rieducazione funzionale).

Il Castello della Rancia - Tolentino
Il Castello della Rancia  
La battaglia di Tolentino 1815 (il primo evento bellico per  l'indipendenza d'Italia)

Il Castello della Rancia - Tolentino- visto dal drone

Il castello della Rancia è uno dei simboli della città di Tolentino. È stato ricostruito nel XIV secolo sulle strutture di una grancia cistercense.
Esso è situato nella contrada Rancia, sulla pianura situata alla sinistra del fiumeChienti.
L'edificio, di forma quadrangolare, è composto da una cinta merlata rafforzata da tre torri angolari.
A difesa dell'ingresso principale si eleva una delle torri a cui si accedeva mediante un ponte levatoio, sostituito in seguito da uno in muratura. Il mastio è alto venticinque metri ed è costituito da quattro piani, di cui i primi tre sono voltati a crociera. Il piano seminterrato del mastio, illuminato da due alte feritoie a bocca di lupo, fu un tempo usato come prigione come indicano i grossi anelli in ferro infissi alle pareti. Su due lati adiacenti della corte, provvista al centro di una profondissima cisterna, s'innalzano due porticati con archi a tutto sesto sorretti da pilastri cilindrici in laterizio.
Al primo piano un altro porticato affianca un ampio salone, probabilmente la parte del castello che aveva funzione di residenza. Dal cortile si accede a una cappellina barocca eretta dai gesuiti. Testimonianze non confermate sostengono l'esistenza, al centro del cortile, di un'altra cisterna dove sembra vennero sepolti molti dei caduti durante la Battaglia di Tolentino nel 1815. Secondo la tradizione esisterebbe inoltre una galleria medievale che dovrebbe congiungere il castello alla basilica di S. Nicola.

Fonte wikipedia

 

Museo Napoleonico Palazzo Bezzi-Parisani Tolentino
Museo Napoleonico
Attraverso via Filelfo e imboccando via della Pace, sulla destra si trova l’imponente ma sobria facciata di Palazzo Bezzi-Parisani. La facciata del Palazzo, risalente alla fine del sec. XVII ma ricostruito su un edificio più antico, non ha particolari architettonici di rilievo; è da notare comunque il portale in pietra calcarea dove si trovano caratteri barocchi temperati tuttavia da una certa linearità.
All’interno ospita le Sale Napoleoniche.
Queste si aprono alla sinistra di un unico corridoio al quale si accede attraverso un salone di rappresentanza, interessante per i mobili d’epoca e per i documenti esposti che fanno riferimento alla Pace di Tolentino. Pregevole per i mobili e per i quadri risalenti al XVII secolo è il salotto che immette nella stanza dove Napoleone Bonaparte, il 17 novembre 1797, sottoscrisse il trattato con la Santa Sede.
Nella Stanza successiva, rivestita di damasco rosso, troneggia il baldacchino del letto dove dormì il Generale dal 16 al 19 febbraio dello stesso anno.
Dopo l’occupazione, nel corso della Campagna d’Italia, da parte di Napoleone, di Bologna e gran parte dell’Emilia Papa Pio VI implorò la pace e fu stipulato l’armistizio del 23 giugno 1796. Successivamente, con una rapida spedizione, il Generale Bonaparte obbligò il Papa, che nel frattempo aveva violato l’armistizio, a tramutare il trattato nella pace di Tolentino (19 febbraio 1797), assai più gravosa per l’aumento dell’indennità da pagare e per la cessione definitiva alla Francia di Avignone, delle Legazioni di Bologna, Ferrara e della Romagna.
Da parte di Pio VI fu inviata a Tolentino, dove giunse la sera del 16 febbraio, una delegazione capeggiata da Monsignor Lorenzo Caleppi che fu alloggiata nel Convento di San Nicola.
Nel frattempo il mattino del 15 era giunto a Tolentino il Generale francese Victor con 15 mila uomini. Napoleone Bonaparte, con tutto il suo stato maggiore, arrivò la sera del 16 prendendo alloggio nel Palazzo del Conte Parisani.
Dopo drammatici contrasti in seno alla delegazione pontificia e dopo un teatrale gesto di Napoleone, che giunse a strappare alcune pagine già scritte del trattato, il 19 pomeriggio vi fu la conclusione delle trattative e la firma del Trattato.
Ancora oggi è possibile visitare le stanze occupate da Napoleone, con i mobili ed i suppellettili dell’epoca. Di particolare rilevanza la piccola sala che conserva le sedie, le consolle, le specchiere ed il piccolo tavolo dove fu sottoscritto e firmato il Trattato di Pace, che reca ancora le macchie di inchiostro del calamaio più volte rovesciato durante le trattative da Napoleone.
Ironia della sorte, Palazzo Parisani Bezzi ha anche ospitato nei primi giorni del maggio 1815 anche il Barone Federico Bianchi, comandante delle truppe austriache, che sconfisse, poche settimane prima di Waterloo, Gioacchino Murat, cognato di Bonaparte, nei pressi del Castello della Rancia, in quella che gli storici ancora oggi chiamano la Battaglia di Tolentino e che viene considerato come il primo scontro combattuto per l’unità d’Italia.
ggi Palazzo Parisani Bezzi recupera la sua vocazione museale ed a fianco delle Sale Napoleoniche, presenta spazi adeguati ad accogliere mostre, esposizioni ed eventi.

 

Teatro Nicola Vaccaj - Tolentino

Il Teatro Nicola Vaccaj
Il Teatro Nicola Vaccaj è un teatro di Tolentino. Originariamente denominatoTeatro dell'Aquila (in onore del cardinale Filippo Carandini, sul cui stemma di famiglia compariva un'aquila bicipite), dal 1881 è intitolato al musicista Nicola Vaccaj, nativo della cittadina marchigiana.
Il teatro fu progettato nel 1787 da Giuseppe Lucatelli (che ne realizzò anche gli affreschi) ed i lavori per la sua costruzione ultimati nel 1795, ma l'inaugurazione, per via della Campagna d'Italia intrapresa da Napoleone Bonaparte, avvenne soltanto il 10 settembre 1797.
Il teatro rimase inattivo dal 1973 al 1985 per un intervento di restauro degli affreschi di Luigi Fontana (risalenti al 1881) e delle scene.
Il 29 luglio 2008, durante i lavori di ristrutturazione del tetto, il teatro ha subito un grave incendio, che ha distrutto gran parte dei dipinti del Fontana.

Fonte wikipedia

 

La Santa Casa di Loreto - Ancona

La Santa Casa di Loreto
La basilica della Santa Casa è il principale luogo di culto cattolico di Loreto, in provincia di Ancona, al termine della via Lauretana.
All'interno della basilica, i cattolici rendono culto di devozione verso i resti della Santa Casa di Nazaret, dove visse Gesù. A questo famoso santuario è collegata la devozione per Maria madre di Gesù che ha l'iconografia cultuale e storica della Vergine Lauretana, patrona dell'aviazione. È tra i più importanti e visitati santuari mariani del mondo cattolico; numerosi personaggi e santi vi hanno fatto visita, tra questi santa Camilla da Varano, santa Teresa di Lisieux, santa Gianna Beretta Molla; tra i papi che hanno visitato la basilica vi sonopapa Giovanni XXIII, papa Giovanni Paolo II e papa Benedetto XVI.
Il santuario ha la dignità di basilica pontificia.
La Storia del Santuario inizia il 10 dicembre 1294, con l'arrivo della Casa abitata dalla famiglia della Vergine Maria a Nazaret e dove la Madonna avrebbe ricevuto l'annuncio della nascita miracolosa diGesù. In un primo momento la preziosa reliquia venne sopraelevata e coperta da una volta e poco dopo circondata da portici, quindi da una chiesetta e infine dall'attuale Basilica.
Nel 1468, per volontà del vescovo di Recanati, il forlivese Nicolò de Astis (ossia Nicolò dall'Aste), cominciarono i lavori per la costruzione del grande Tempio, sia a protezione della Santa Casa, che per accogliere la gran folla di pellegrini sempre crescente che vi si recava in visita. Morto il vescovo già l'anno seguente, nel 1469, fu Papa Paolo II a proseguirne i lavori, anche perché, quando nel 1464, ancora cardinale, venne in visita a Loreto, sarebbe stato miracolosamente guarito dalla Madonna. Nel 1587, con l'aggiunta della facciata, l'edificio poté ritenersi finalmente concluso.
Nel 1604 fu indetto il concorso per la decorazione della Sala del Tesoro, che fu vinto dal Pomarancio, che prevalse sulCaravaggio, su Guido Reni e su Lionello Spada. La sala fu completamente decorata entro il 1610, quindi il Pomarancio si cimentò con gli affreschi della cupola, andati quasi completamente perduti.
Quasi in contemporanea Francesco Selva decorava con stucchi l'Atrio della Sacrestia e Tiburzio Vergelli realizzava, tra il1600 ed il 1607, il maestoso battistero che ancora oggi si può ammirare nella prima cappella di sinistra della basilica.
A completamento dei lavori, tra il 1604 ed il 1614, Carlo Maderno con l'aiuto dello zio Giovanni Fontana realizzava la fontana che orna la piazza del Santuario.

Fonte wikipedia

La Riviera del Conero - Ancona
Unico rilievo sulla costa adriatica, dal Veneto fino al Gargano, il Monte Conero si getta ripidamente nel mare alternando, calette con spiagge tranquille e sabbiose a pareti strapiombanti e rocciose.
Sulla sua sommità non è raro trovare ristorantini tipici immersi nel bosco in siepi di ginestre,allori,ginepri e da dove la macchia libera l’orizzonte si possono ammirare le colline circostanti e i campi coltivati ogni tanto interrotti da qualche centro abitato, spesso circondato da mura.
Il paesaggio che si ammira da ogni punto di vista è molto variegato, ma sempre armonico.

Portonovo - Ancona

Port

rinomata stazione balneare della riviera del conero.
 
Durante il periodo medievale fu abitato da alcuni monaci, come testimonia la piccola chiesa di Santa Maria, del XI secolo e citata da Dante nel XXI canto del Paradiso.

Lungo la spiaggia, si può ammirare la torre di guardia, costruita nel '700 per difendersi dai pirati, e il fortino napoleonico, del 1808, oggi famoso albergo.

Sirolo - Ancona
Port

Di origine romanica poi castello medievale, conserva ancora la cinta muraria e un grosso torrione, oggi è la perla della riviera del Conero, si affaccia a strapiombo sulle acque cristalline del mare.
Famosi sono i due teatri: il teatro Cortesi e il particolare teatro all'aperto Alle Cave, ricavato in una cava di pietra del Conero, dove numerosi spettacoli animano il periodo estivo della riviera.

Numana - Ancona
Numana spiaggia e porto - dietro Sirolo

Antico ed importante porto dell’impero romano agli inizi del 900 che diventa anche meta di vacanze al mare: viene infatti riscoperta dai nobili romani e classificata come la loro dimora estiva.
Oggi è una delle località più prestigiose della riviera adriatica.

Le grotte di Frasassi - Ancona

Grotte di Frasassi

Le grotte di Frasassi sono delle grotte carsiche sotterranee che si trovano nel territorio del comune di Genga, in provincia di Ancona. Il complesso delle grotte ricade all'interno del Parco naturale regionale della Gola della Rossa e di Frasassi.
Il complesso è formato da una serie di grotte di cui la prima, visitabile dall'attuale ingresso, è l'Abisso Ancona: ha un'estensione di 180 x 120 m ed una altezza di 200 m; è talmente ampio (oltre 2 milioni di m3) che al suo interno potrebbe essere contenuto senza problemi il Duomo di Milano.
Dal 1972 è sotto la tutela del Consorzio Frasassi, costituito dal comune di Genga e dalla Provincia di Ancona, con l'obiettivo di salvaguardarne e valorizzarne la fruibilità scientifica e turistica.
Dal 1º settembre 1974 parte delle grotte è aperta al pubblico, divenendo nel tempo una delle maggiori attrazioni turistiche delle Marche; si è stimato che da allora oltre 12 milioni di persone le abbiano visitate.
All'interno delle cavità carsiche si possono ammirare delle sculture naturali formatesi ad opera di stratificazioni calcaree nel corso di 190 milioni di anni grazie all'opera dell'acqua e della roccia. L'acqua veicolando il biossido di carbonio nelle rocce calcaree crea un processo chimico che da origine all'idrogenocarbonato di calcio, un composto che esiste solamente in soluzione [(H2O+CO2+CACO3= CA(HCO3)]. Tale fenomeno determina il trasferimento di piccole quantità di carbonato di calcio da un posto all'altro e, nel corso di uno stillicidio che dura millenni, forma delle concrezioni di notevoli dimensioni e di forme a volte anche curiose. Queste si dividono in stalagmiti (colonne che crescono progredendo dal basso verso l'alto) estalattiti (che invece scendono dal soffitto delle cavità).
Le forme e le dimensioni di queste opere naturali hanno stimolato la fantasia degli speleologi, i quali dopo averle scoperte le hanno "battezzate" denominandole in maniera curiosa. Tra le stalattiti e le stalagmiti più famose ricordiamo: i "Giganti", il "Cammello" e il "Dromedario", l'"Orsa", la "Madonnina", la "Spada di Damocle" (la stalattite più grossa, di 7,40 m di altezza e 150 cm di diametro), "Cascate del Niagara", la "Fetta di pancetta" (di colore rosa chiaro) e la "Fetta di lardo" (bianca, per via della calcite), l'"Obelisco" (stalagmite alta 15 metri al centro della Sala 200), le "Canne d'Organo" (concrezioni conico-lamellari che devono il nome al fatto che se vengono colpite risuonano), il "Castello delle Streghe".
All'interno delle grotte sono presenti anche dei laghetti in cui ristagna l'acqua dello stillicidio e dei "pozzi", cavità cilindriche profonde fino a 25 m che possono raccogliere l'acqua o convogliarla verso piani carsici inferiori.
Nelle grotte non penetra in alcun punto la luce naturale superficiale, pertanto l'illuminazione è completamente artificiale e utilizza solo luci bianche fredde, cioè che non producono calore verso le concrezioni. Le uniche luci non di questo tipo sono quelle azzurre usate per mettere in evidenza i pozzi e i laghetti.

Fonte wikipedia

 

Parco Nazionale dei Monti Sbillini

Parco dei monti Sibillini - il Monte Vettore
Il Parco nazionale dei Monti Sibillini è un'area protetta che tutela ilmassiccio dei Monti Sibillini e si estende tra le regioni di Marche e Umbria, ricadendo su quattro province: Ascoli Piceno, Fermo, Macerata e Perugia.
È gestito dall'Ente Parco Nazionale dei Monti Sibillini, con sede a Visso.
Si estende per una superficie di circa 71.437 ettari, su un terreno prevalentemente montagnoso. Il paesaggio predominante è quello del massiccio calcareo della catena degli Appennini, che in questa zona funge da tramite tra le forme più morbide della parte tosco-emiliana e le massime altezze abruzzesi, assumendo tratti severi e scoscesi.
Dall'asse principale della dorsale appenninica degradano un versante orientale e uno occidentale. Il primo è caratterizzato da una grande varietà di paesaggi e ambienti naturali. I fondivalle dei fiumi e dei torrenti si articolano in gole strette e impressionanti (come le suggestive Gole dell'Infernaccio), create dalle attività telluriche e dall'erosione. Più in alto numerosi boschi (soprattutto faggete) si cingono a corona delle valli appenniniche con prevalente andamento nord-sud. Il versante occidentale degrada dolcemente verso l'Umbria con una serie successiva di depressioni ad alta quota, i famosi Piani di Castelluccio.

Monti:

La catena dei Monti Sibillini
Il monte più alto, nonché la cima più alta delle Marche, è il Monte Vettore che con i suoi 2476 m domina Castelluccio. Numerose sono le cime che superano i 2000 metri, tra cui:
• Cima del Redentore (2448 m)
• Pizzo del Diavolo (2410 m)
• Monte Priora (2332 m)
• Pizzo Berro (2260 m)
• Monte Porche (2233 m)
• Monte Argentella (2201 m)
• Monte Sibilla (2173 m)
• Monte Bove (2169 m)
• Palazzo Borghese (2119 m)
• Pizzo Tre Vescovi (2092 m)

Fiumi:


Nel territorio del parco nascono quattro fiumi principali:
• Aso, Tenna e Fiastrone, che sfociano nel Mare Adriatico.
• Nera, che si sviluppa sul bacino tirrenico.

Laghi:
Lago di Fisatra
• Lago di Fiastra – bacino artificiale
• Lago di Gerosa – bacino artificiale
• Lago di Pilato – naturale di origini glaciali

Collocato tra  pareti impervie e verticali immediatamente sotto la cima del Monte Vettore, il lago di Pilato è uno dei pochissimi laghi glaciali di tipo alpino presenti sull'Appennino e l'unico lago di origine naturale delle Marche. Le dimensioni e la portata d'acqua dipendono dalle precipitazioni e dallo scioglimento delle nevi, che ricoprono per buona parte dell'anno la superficie dello specchio d'acqua fino all'inizio dell'estate. In base al livello d'acqua, il lago può apparire unico, oppure diviso in due bacini, da cui deriva il soprannome di "lago con gli occhiali".
Il lago ospita un particolare endemismo, il Chirocefalo del Marchesoni: un piccolo crostaceo di colore rosso che misura 9-12 millimetri e nuota col ventre rivolto verso l'alto. Il lago di Pilato è l'unico habitat di diffusione di questo invertebrato, per cui vi è un divieto di balneazione e di avvicinamento a meno di cinque metri dalla riva, per non compromettere l'ecosistema di questo animale unico.
Nella tradizione popolare prende il suo nome dalla leggenda secondo la quale nelle sue acque sarebbe finito il corpo diPonzio Pilato condannato a morte da Tiberio. Il corpo, chiuso in un sacco, venne affidato ad un carro di bufali lasciati liberi di peregrinare senza meta e sarebbe precipitato nel lago dall'affilata cresta della Cima del Redentore.

Flora:


• Stella alpina (Leontopodium)
• Anemone alpino
• Orchidee (Orchidea)
• Castagno (Castanea sativa)
• Faggio (Fagus)
• Acero bianco

Fauna


Mammiferi:

• Orso bruno marsicano ("Ursus arctos marsicanus")
• Lupo (Canis lupus)
• Gatto selvatico (Felis silvestris)
• Tasso (Meles meles)
• Volpe (Vulpes vulpes)
• Camoscio d’Abruzzo (Rupicapra pyrenaica ornata), recentemente reintrodotto.
• Lepre (Lepus europaeus)
• Scoiattolo (Sciurus vulgaris meridionalis)
• Ghiro (Glis glis)
• Cinghiale (Sus scrofa)
• Capriolo ("Capreolus capreolus")

Uccelli:

• Aquila reale (Aquila chrysaetos)
• Falco pellegrino (Falco peregrinus)
• Gheppio (Falco tinnunculus)
• Poiana (Buteo buteo)
• Civetta (Athene noctua)
• Picchio verde (Picus viridis)

Rettili:

• Biscia dal collare (Natrix natrix)
• Vipera (Vipera aspis)
• Vipera dell'Orsini (Vipera ursinii)
• Orbettino (Anguis fragilis)

Crostacei:

• Chirocefalo (Chirocephalus marchesonii)

Fonte wikipedia

Parco Archeologico  URBS SALVIA

Il parco archeologico della romanica Urbs Salvia, risalente al periodo Flavio:
Il teatro

Teatro Urbs Salvia
il tempio dedicato alla dea Salus
Tempio dea Salus Urbs Salvia
e l'anfiteatro
Anfiteatro Urbs Salvia
non lasciano dubbi sulla grandezza e l'importanza di questa città in quel periodo.
Il materiale archeologico recuperato dal sito di Urbs Salvia, compresa la rilevantissima documentazione epigrafica, è attualmente conservata al Museo Nazionale di Ancona, nel Palazzo Municipale di Urbisaglia, e nella collezione Bandini presso la vicina Abbazia di Fiastra.


Arena Sferisterio di Macerata

Arena Sferisterio di Macerata

Lo Sferisterio di Macerata è una struttura teatrale unica nel suo genere architettonico. Apprezzato da molti cantanti e direttori d'orchestra per la bontà della sua acustica.
L'edificio è stato progettato nel 1823 dal poliedrico architetto neoclassico Ireneo Aleandri (progettista, tra l'altro, del viadotto dell'Ariccia e del Teatro Nuovo "Gian Carlo Menotti" di Spoleto).
Lo sferisterio deve il suo nome e la sua particolare pianta a segmento di cerchio alla destinazione d'uso originaria, come luogo per il pallone col bracciale.
Ha una capienza massima di circa 2800 posti ed è noto dal 1921 per la stagione lirica estiva chiamata prima "Macerata Opera" e, dal 2006, trasformato in "Sferisterio Opera Festival" dall'allora direttore artistico Pier Luigi Pizzi. Dal 2012 il Festival, diretto da Francesco Micheli, si chiama "Macerata Opera Festival".
Nel 2005, dopo anni che la manifestazione si svolgeva a Recanati, per la prima volta si sono svolte qui le finali del concorso Musicultura, vinto da Simone Cristicchi con la canzone Studentessa universitaria.
Lo Sferisterio di Macerata fu edificato, come gran parte dei teatri storici marchigiani del Sette-Ottocento, grazie all'iniziativa di un gruppo di privati benestanti cittadini che, desiderosi di donare alla città una nuova struttura per il pubblico spettacolo, si auto-tassarono per finanziarne la realizzazione. Come ricorda l'iscrizione sulla facciata:

« Ad ornamento della città, a diletto pubblico. La generosità di cento consorti edificò. MDCCCXXIX »

Se il sistema di finanziamento fu analogo a quello utilizzato per l'edificazione dei teatri, differente era il genere di spettacolo che la struttura avrebbe ospitato. Nello Sferisterio, infatti, si disputavano competizioni di pallone a bracciale, attività atletica largamente diffusa e considerata principale gioco nazionale italiano in quel periodo, nonché talvolta vi furono esibizioni di tauromachia.
Il 9 maggio 1819 la Congregazione Pallonaria il Circo bandì un concorso di progetto per l'ideazione dell'opera, eleggendo a giudici l'Accademia Clementina di Bologna e l'Accademia di San Luca. Lo svolgimento della fase progettuale e quello della realizzazione dell'edificio furono piuttosto travagliati. L'incarico fu affidato in un primo momento all'ingegnere maceratese Salvatore Innocenzi che iniziò i lavori di edificazione nel 1820. Sospesi i lavori per tre anni, nel 1823 si chiamò a completare l'opera, sulla base di un nuovo progetto, il ventottenne architetto Ireneo Aleandri (1795-1885), impegnato nello stesso periodo alla costruzione del Teatro Feronia di San Severino Marche.
Inaugurato nel 1829 con una grande festa, durante 91 anni ospitò eventi sportivi di vario genere e spettacoli circensi. Per i tornei di pallone a bracciale, la squadra locale era molto seguita quindi, nei primi anni del secolo scorso, aggiungendo tribune mobili l'impianto ospitava circa 10.000 tifosi che incitavano gli atleti durante le gare. Difatti qui gareggiarono i migliori pallonisti di più generazioni compreso il celeberrimo Carlo Didimi immortalato da Giacomo Leopardi nella nota ode A un vincitore nel pallone.
Nel 1920, dopo che per un paio d'anni era diventato il campo da gioco pure della locale squadra di calcio, fu oggetto di restauro e sistemazione, che trasformarono l'edificio in struttura adatta ad accogliere rappresentazioni liriche.

Fonte wikipedia 

B&B San Nicola Via del Popolo, 38 62029 Tolentino (MC)
Mobile:+39337644767 Tel e Fax:
0733960411 Coordinate 43.219188,13.298521
info@bb-san-nicola-tolentino.it
C.Fiscale   SFRRRT66D16L191D
www.bb-san-nicola-tolentino.it